Venezia e l’archivio di Stato: 120 chilometri di carta ora digitali


Gianni Penzo, direttore dell’Archivio di Stato di Venezia (archivio)Gianni Penzo, direttore dell’Archivio di Stato di Venezia (archivio)

Solo nel complesso dei Frari i chilometri di scaffali sono 80. Raccontano, attraverso miliardi di documenti, la Repubblica di Venezia, dalle prime testimonianze scritte alla caduta della Serenissima, il 12 maggio del 1797, e poi la città fino all’unità d’Italia. L’Archivio di Stato di Venezia raccoglie anche documenti di corporazioni religiose e laicali, regesti notarili, mappe catastali, materiali privati di famiglie e persone, oggetti. È un labirinto nel quale non è facile orientarsi, ancora più intricato se pensate che con i faldoni conservati negli altri depositi, alla Giudecca e a Mestre, contenenti materiali più recenti, si arriva a 120 chilometri, appena un po’ meno della distanza tra San Marco e le Due Torri di Bologna.

Il «nuovo» archivio

Chi consultava il sito nei giorni scorsi ha trovato un messaggio d’errore, che avrebbe potuto gettare nello sconforto: senza una guida digitale quel patrimonio diventa utilizzabile solo da pochi specialisti. Invece l’accesso web all’Archivio è stato riaperto, completamente rinnovato grazie alla passione del direttore Gianni Penzo Doria e di un gruppo di collaboratori, Salvatore Toscano, Monica Del Rio, Salvatore Alongi, Andrea Erboso. «Abbiamo fatto tutto con quei quattro schei che ci danno, mettendo a frutto le risorse interne», chiarisce orgoglioso Penzo Doria. Lui è arrivato alla direzione dei Frari alla fine del 2019, dopo essere stato direttore amministrativo in varie università e avere dedicato la carriera all’innovazione e alla semplificazione digitale. «Mi sono reso subito conto del fatto che il sito era obsoleto, poco “responsive”, fermo a 15 anni fa, con nulla di accessibile. Con quel gruppo di collaboratori e con il supporto della direzione generale per gli Archivi del Ministero abbiamo ideato un nuovo portale e riscritto tutto il motore di ricerca dei documenti. Nel 2020, durante il lockdown e subito dopo abbiamo lavorato a rendere accessibile all’utenza il nostro patrimonio».

Il taglio del nastro

C’è stato il taglio del nastro, diventato, in epoca digitale, un «primo clic». Il nuovo sito, www.archiviodistatovenezia.it, oltra a varie sezioni di servizio, contiene la piattaforma «Moreveneto», che «riunisce i dati descrittivi e le riproduzioni digitali finora visualizzabili». Vuol dire che se volete conoscere i documenti emessi dal Consiglio di Dieci in un anno, per esempio nel 1618, quando congiurati spagnoli volevano impadronirsi della Repubblica, e verificare la realtà storica giacente sotto i racconti di scrittori come Goethe, Hofmannsthal, Simone Weil, o volete capirci qualcosa in più sulle vicende del doge traditore Marino Falier, protagonista di un’opera di Donizetti, attraverso questo motore di ricerca potrete visualizzare la lista dei documenti del periodo che cercate per la vostra ricerca, da svolgere comunque in loco. Ma è già un bel viatico.

I documenti più importanti

Alcuni documenti potranno essere visualizzati direttamente, soprattutto mappe catastali ma anche altro: sono una percentuale ridotta nelle acque di questo mare di testimonianze: «Sono scansionati – chiarisce Penzo Doria – i documenti più antichi, che soffrono problemi di conservazione e alcuni altri, oggetti di campagne mirate, per esempio quelli del maggior Consiglio del Senato. L’obiettivo è arrivare a digitalizzare e rendere disponibili i documenti più importanti».

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11 giugno 2021 (modifica il 11 giugno 2021 | 08:27)

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“https://corrieredelveneto.corriere.it/venezia-mestre/cultura-tempo-libero/21_giugno_11/venezia-l-archivio-stato-120-chilometri-carta-ora-digitali-33c55c70-ca7d-11eb-a9ca-ed9887ba1b31.shtml”
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