Dall’Emilia-Romagna l’idea del ‘green pass scolastico’: niente Dad per gli studenti vaccinati

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                                                                       <br /><h2><em>Spiega Donini: “Già abbiamo il personale vaccinato oltre l’80%, avendo anche la possibilità di vaccinare i ragazzi, potremmo iniziare la scuola a settembre in maniera sicura”, l’idea quindi di “considerare proprio la vaccinazione come elemento che possa di per sé scongiurare in qualsiasi scenario epidemiologico la Dad”. Ma a Bologna si segnala “scarsa adesione da parte della popolazione più giovane” alla campagna vaccinale.</em></h2>     <img src="http://www.quotidianosanita.it/regioni-e-asl/../../img_prima/front4414684.jpg" alt="" width="150" height="150" />              <p>30 GIU - Niente didattica a distanza in caso di focolaio o zona rossa per gli studenti che si sono vaccinati. A lanciare l’idea di una sorta di ‘green pass’ scolastico è Raffaele Donini, assessore alla Sanità della Regione Emilia-Romagna, questa mattina a margine di una conferenza stampa all’ospedale Maggiore di Bologna. Donini ribadisce la necessità di “vaccinare la popolazione scolastica dai 12 ai 19 anni” entro l’estate, in modo da “completare il ciclo prima dell’inizio della scuola. Già oggi abbiamo il personale vaccinato oltre l’80% - ricorda Donini - avendo anche la possibilità di vaccinare i ragazzi, potremmo iniziare la scuola a settembre in maniera sicura”.

L’assessore lancia quindi “un’idea, che mi piacerebbe sottoporre alle autorità competenti. Cioè, considerare proprio la vaccinazione come elemento che possa di per sé scongiurare in qualsiasi scenario epidemiologico la didattica a distanza”. Per cui, spiega Donini, “qualora anche vi fossero focolai in classe o scenari epidemiologici molto diversi da quelli favorevoli che stiamo vivendo in queste settimane, i ragazzi che sono vaccinati hanno tutte le condizioni per rimanere in classe e quindi superare per sempre l’esperienza della Dad”.

   <br />Gli Open day. Intanto l’Emilia-Romagna punta sugli Open day con Johnson & Johnson riservati agli over 60 per recuperare chi ad oggi non si è ancora vaccinato. È la “linea d’azione” a cui sta lavorando la Regione Emilia-Romagna, per arretrare il passo della campagna vaccinale. “Per cercare di vaccinare ulteriormente quei pochi over 60 che mancano all’appello – spiega Donini – stiamo pensando anche a formule un po’ dinamiche, ad esempio usando la formula degli Open day riservati a loro con J&J, e anticipando la seconda dose di AstraZeneca, sempre all’interno del periodo delle 10 settimane”.<p>Nei prossimi giorni, spiega ancora l’assessore, in ogni caso “avremo più certezze dal Governo e dal commissario, perché la Conferenza delle Regioni ha chiesto un incontro per valutare se ci sono le condizioni per proseguire con questo ritmo la campagna vaccinale o se dovremo rinunciare a una parte delle prime dosi. Il che sarebbe un peccato, perché abbiamo un vantaggio competitivo sul virus grazie all’estate. Sarebbe questo il periodo per sfruttare questo vantaggio e dare una svolta alla pandemia”. A preoccupare è sempre il previsto calo di forniture di vaccini a luglio e agosto.

“La nostra priorità ora è assicurare il completamento del ciclo vaccinale per tutte le persone che avranno la seconda dose a luglio e agosto – afferma l’assessore – e non rimandare le prime dosi che sono già state programmate“. Dalla quantità di forniture estive dipende anche la possibilità di garantire i richiami alle persone nei luoghi di villeggiatura, anche in regioni diverse da quelle di residenza.

“Questa è una disponibilità che avevamo dato fin dall’inizio- ricorda Donini – anche in ragione di una disponibilità di vaccini che però ci deve essere confermata. Nei prossimi giorni saremo più precisi, perché conosceremo esattamente l’entità delle forniture che ci verranno consegnate. La nostra disponibilità c’è e anche i percorsi di flessibilità, che sono necessariamente individuali e quindi complicati, perché si basano sulle necessità delle singole persone, mi risulta che le Ausl li stiano compiendo”.
La variante delta. Un altro tema è quello della variante delta, che anche in Emilia-Romagna “è in aumento”. E a Bologna si stima che rappresenti il 25% dei casi positivi. Lo aggiunge con Donini il direttore generale dell’Ausl di Bologna, Paolo Bordon nella conferenza stampa.

“La variante delta è in Emilia-Romagna, come da altre parti, in aumento – conferma Donini – abbiamo deciso già da giorni di sequenziare tutti i casi positivi, perché sono pochi rispetto alle ondate precedenti. Ora vedremo i risultati di questa valutazione. Siamo sempre vigili, anche nei periodi in cui sembra che la pandemia si sia abbassata come intensità e recrudescenza”. L’assessore poi aggiunge: “I nostri microbiologi continuano a sostenere che la variante delta è più diffusiva, ma non abbiamo ancora gli elementi per ritenere che sia anche più cruenta. Speriamo che non lo sia”.

Il timore cresce anche a Bologna, dove alcuni casi “sono già stati sequenziati e tracciati – conferma Bordon – si stima che un 25% dei casi attualmente positivi possa essere di variante delta. Per fortuna i casi sono molto limitati, spesso siamo sotto la decina di casi giornalieri. Ma è sicuramente presente”. Per questo, continua il direttore dell’Ausl, “dobbiamo cercare di limitarne la diffusione, quindi l’attività di tracciamento resta fondamentale per noi. Tutti i tamponi positivi vengono inoltrati ai laboratori specializzati per il sequenziamento. Ma soprattutto l’arma che abbiamo sono i vaccini. Dove è molto diffusa è dimostrato che in particolare con la garanzia delle seconde dosi si riesce a limitare oltre il 95% il rischio dell’ospedalizzazione. E questi sono dati che ci rincuorano”.

Bordon richiama anche il buonsenso nell’utilizzo della mascherina, ora che l’obbligo di indossarla all’aperto è caduto. “All’aperto si può fare a meno di usare la mascherina, ma è il buon senso che ci deve guidare- avverte il direttore generale dell’Ausl di Bologna- se siamo in un luogo molto frequentato e con contatti ravvicinati, è opportuno usarla“.

Ma a Bologna la campagna vaccinale, a fronte di un 60% della popolazione coperta con prima dose, si registrano “pochi giovani”. L’obiettivo era arrivare a giugno con “il 60% della popolazione coperta almeno con la prima dose. E ce l’abbiamo fatta“. Adesso però la campagna “sarà condizionata dalle forniture che riceveremo”, prosegue il dg Bordon.

“Abbiamo le agende piene – segnala il direttore generale – ma abbiamo una scarsa adesione da parte della popolazione più giovane. Quindi dovremo lavorare per sensibilizzare queste persone. Parliamo di fasce d’età dai 12 anni in su, ma anche intorno ai 30 anni, che hanno un’adesione intorno al 50%”. In particolare, sostiene Bordon, “per noi sarà fondamentale sensibilizzare i giovanissimi prima della ripartenza delle scuole. Meno circola il virus, meno si replica e meno varianti ci sono in giro. Le iniziative però sono legate alla disponibilità di vaccini, per le quali ci sono forti incertezze rispetto al trend di forniture estive. Questo è un elemento che stiamo valutando insieme alla Regione. Potremmo avere meno consegne di vaccini rispetto alle nostre necessità e fabbisogni. Non è un problema solo nostro, ma di livello nazionale. Per cui c’è un lavoro in corso, per avere certezze di quali forniture avremo in estate”.

L’Ausl di Bologna è già pronta invece ad anticipare la seconda dose di AstraZeneca a chi ne fa richiesta. “Non abbiamo problemi di forniture di AstraZeneca – assicura Bordon – manderemo un sms a tutti i prenotati per la seconda dose, che se vogliono potranno anticipare il richiamo. Si può fare in un arco di tempo che va dalla 63esima settimana alla 77esima dalla prima dose, quindi è possibile anticiparla al massimo di 14 giorni”, conclude il numero uno dell’Ausl di Bologna.

30 giugno 2021
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